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Dove Goethe seminò violette

di Domenico Adriano

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Dove Goethe seminò violette

 

 

Notizie sull'autore

Domenico Adriano

 

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Collana Stanze

Domenico Adriano
Dove Goethe seminò violette
In copertina: Ferrovia verso il mare di Pierlugi Isola
2015 Pagine 88 Euro 12,00

ISBN 978-88-89299-79-1

Dove Goethe seminò violette di Domenico Adriano

«Chi scrive si proietta in un cerchio memoriale che si dilata di continuo tanto che i “ricordi” finiscono per costituire l’equivalente di un vero e proprio alfabeto. Ogni nome un ricordo ed una storia sottintesa: padre, madre, figli, amici. La vita si lega a persone che rientrano, ronzando, nel cerchio del poeta. L’orizzonte si dilata sempre più e il lettore ne è coinvolto, forse senza avvedersene». Così Alvaro Valentini, per Bella e Bosco. In questo nuovo libro, Dove Goethe seminò violette, ancor più i personaggi sono raccontati nel loro semplice agire. Ma la narrazione qui non accetta diaframmi e prospetta subito la cifra metamorfica del libro: sostituisce ai paragoni le sovrapposizioni, fonde persone e cose, presente e passato, realtà e sogno. Ecco allora che a una bambina fa da specchio la nonna; alla nonna la sua lontana giovinezza. Alla bambina (giovane spiga) e alla nonna (infaticabile albero) la natura, viva e partecipe delle cose degli uomini. Non c’è soluzione di continuità tra la madre e un olmo (A furia / di dispensare amore, mia madre / si è trasformata in olmo); o tra la bambina e un fico (Dove s’era mai visto un fico, / frequentare la scuola elementare). Se il fico fatto scoprire a una bambina corre, frequenta le elementari e dialoga con l’ulivo nodoso non si tratta di metafore in serie, ma di figure. Albero, bambina, ulivo, orto mantengono una loro identità e al tempo stesso, fondendosi, generano un nuovo senso. In questo libro dove la bellezza e l’estrema cura formale di Domenico Adriano scandiscono ogni singolo componimento, è il poeta-ulivo che prova a dirci cos’è una poesia.
Giovanna Grimaldi


da Dove Goethe seminò violette:

 

Non per la trasparenza
del vetro ma della mente,
figlia, mi potrai vedere. I colori
e più il rosa dentro il fuoco del ghiaccio
tremeranno al tuo sguardo.
Figlia che cammini così leggera.
Figlia che non ti piaceva il mio paese
perché non c’era il mare.
Allunghi ora il passo mi dai la mano.
Figlia povera che ti fecero
due poeti nell’anima e nel corpo.
Figlia forte più di una montagna.
Figlia che porti
di Antonello da Messina
in te l’azzurro ghiaccio.

 

 

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